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J^

SCELTA

DI

CURIOSITÀ LETTERARIE

INEDITE 0 RARE

DAL SECOLO XIII AL XI\

Dispensa XIX.

Di questa SCELTA usciranno otto o dieci vo- lumetti all'anno : la tiratura di essi verrà ese- guita in numero non maggiore di esemplari 202 : il prezzo sarà uniformato al num. dei fogli di ciascheduna dispensa , e alla quantità degli esemplari tirati: sesto, carta e caratteri, uguali al presente fascicolo.

Gaetano RomagiKili.

OPUSCOLI GIÀ PUBBLICATI

Novelle d' incerti Autori del Secolo XIV. Edizione di 102 esemplari per ordine nu- merati: di Pag. 100. Fr. 3.

Lezione di Maestro Bartolino dal Canto de' Bischeri ec. Edizione eseguita sulle due Fiorentine del Secolo XVI: se ne sono ti- rati soli 30 esemplari progressivamente nu- merati: di Pag. 96 (esaurito).

Martirio d'una Fanciulla Faentina, nar- ralo per Frate Filippo da Siena nel Seco- lo XIV. Edizione di soli 52 esemplari per ordine numerati: di Pag. 16 (esaurito).

Due Novelle Morali d'Autore Anonimo del Secolo XIV. Edizione di soli 52 esemplari per ordine numerati: di Pag. 2i Fran- chi 1. 50 (esaurito).

Vita di Francesco Petrarca scritta da incerto trecentista. Ediz. di 202 esem- plari per ordine numerati: di Pas. 24 Fr. 1. 25.

Storia di una Fanciulla tradita da un suo amante , di messer Simone Forestani da Siena. Edizione di 202 esemplari ordi- natamente numerati di Pae. 4-8. Franchi 1. 75.

La Mula, la Chiave e Madrigali satirici del Doni Fiorentino. Edizione di 202 e- semplari ordinatamente numerali di Pa». 40. Fr. 1. 50.

'•^ Griselda

IL

m DI SiLUZZO

E LA

GRISELDA

NOVELLA IN OTTAVE DEI SECOLO XV.

BOLOGNA Presso Gaetano Romagnoli

1862

Edizione di soli 202 esemplari ordinatamente numerati

N. 98

TIPI DEL PROGRESSO.

AYVfiRTGIVZii.

La Griselda, ultima per disposi- zione di ordine materiale fra le No- velle del Boccaccio , è senza dubbio delle prime per venustà, per nobil- tà, per leggiadria, per eloquenza e per r importanza dell' argomento. Di fatto la Griselda non solamente fu tradotta in quasi tutte le lingue d'Eu- ropa, ma essa prestò materia per Drammi, per Commedie, per Tra- gedie e per Poemetti di vario me- tro. Al Petrarca stesso gradì in for- ma, che piacquesi voltarla in lati- no. Or chi amasse avere notizie

amplissime intorno alla moltiplicità de' componimenti , ne' quali si trattò delle avventure della Griselda , veg- ga neir Istoria del Decameron di Domenico Maria Manni; Firenze \ 742 ove potrà appagare la sua curiosità. Fra i diversi componimenti dunque, ne' quali il soggetto della Griselda fu ridotto in rima, uno de'più sin- golari è questo che io vi presento, scritto in ottave da Anonimo del secolo XV. Il Manni alla pag. 621 e seguenti della predetta Istoria del Decamerone , ne inserì 24 stanze . non potendo darcene altre, perchè il codice, donde le trasse, più non ne aveva. Supplì al difetto l' editore dell' Appendice all' Illustrazione i- storica del Decameron del Boccac- cio, il quale, conforme un codice ms. di compiuta lezione , riprodusse per intero il poemetto. Secondo que- sta stampa dunque io la do fuori

fedelmente, alla quale, per viepiù impreziosire questo volumetto, ag- giungo una Canzone inedita attri- buita a Dante , tratta da un codice della Biblioteca della Regia Univer- sità Bolognese, segnato N. 1739, fiducioso di far cosa grata a' signo- ri associati di questa Scelta.

liAETANO ROMAGNOLI

LA GRISELDA

Eccelse Dive, e graziose suore Le quali il sacro fonte par che bagni , Da cui ne spira un soave vigore Nei cori generosi , invitti e magni : Di tutte invoco 1' aiuto e '1 valore , E prego che ciascuna m' accompagni , E per mia duce infra voi tutte i' scelsi Polinnia col suo stile e accenti eccelsi.

Dunque , Polinnia , i tuoi lucidi raggi Refulgi nel mio petto, e lo riscalda Qual negli antecessor famosi e saggi Trovo d' alcun che ti venera e laida, che dell' opra mia tal pregio i' n' aggi . Che descrivendo, e quella non stia salda. Anco estimato sia la rima e '1 verso E divulgata in tutto 1' universo.

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Siccome degna di laude e d' onore Quant' opra che di donna oggi si trova, per le donne, e per lo autore, Abbenchè in prosa ancora , al secol nuova Sarà in versi , e d' un altro sapore : Ma non si metta nessuno a tal prova Della sua donna , che forse fra tante Nessuna non sarebbe costante

Qual fu Griselda tanto paziente , Di senno e d' umiltà lucido specchio , Come nei versi miei distintamente Comprenderà chi vi porrà V orecchio , Talché qualunque sia d'alma eccellente, 0 uomo 0 donna sia, giovane 0 vecchio. Non credo sia, gustando lo tenore Che non intenerisca per suo amore.

Or per venire alla conclusione E dare a tal principio degno effetto, E per trar d' ozio infinite persone Le qual prendon del verso gran diletto , Avendo già a mia consolazione Nel Supplemento (1) tal istoria letto, E parendomi^degna a celebrarla In versi mi disposi e volsi farla.

E per quanto ne mostra qui l'autore, Sebben la mente e l' intelletto aguzzo , Fu è gran tempo un giovane signore Marchese intra Marchesi di Saluzzo II qual viveva senza emulo al core, E di tor donna gli veniva puzzo : Tenea gran corte e vita magna in festa Cacciando e uccellando alla foresta.

Della qual cosa a tutte quante 1' ore Gli sudditi, gli amici, e i suoi parenti Nel molestavan per zelo d' amore , Del prender donna per fargli contenti; Per non restar post lui senza signore , lui mancasse senza discendenti; E 'I giovin , che chiamato era Gualtieri Nuli' attendeva circa tal mestieri.

Di prender moglie, odi lasciar post morte Chi succedessi a lui non vi pensava ; Per la qual cosa un giorno essend' in corte Con molti , che ciascuno il molestava Con vivace ragione e di pili sorte Di donne degne si gli ragionava. Talché Gualtieri a tutti ebbe risposto Che di non prender donna era disposta.

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Ed arguiva con belle ragioni Si come savio in quanto a stare in pace , Perchè le donne son proprio demoni, E teugon sempre 1' uomo in contumace. Voi non avete ben lor cognizioni; Tristo a rhi tal ragion non sia capace , Ch' al mondo non mi par maggior tormento Quanto' è aver donna, e non esser contento.

Bench' io non credo ne sia nel migliaro Un sol ch'adempia in tutto la sua voglia; E se pur ve n' è un, non ne sia un paro Che non si penta, o viva senza doglia; Non sono il primo, e non sarò il derdaro. Ma pure se volete, eh' io ne toglia, voglio esser il proprio trovatore Per dolermi di me s' io fo errore.

Da ora innanzi a tutti vi protesto Che s' io la toglio , e sia qual esser sia , Per contentarvi solo io vero a questo , Benché tal cosa a me grata non sia, Estimandola voi men che 1' onesto Dimostrerovvi poi la doglia mia, Qual penso vi sarebbe incomportabile Essendo stato a tutti voi placabile.

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A cui risposon tutti d' un volere : Sicuramente e ad ogni correzione Contenti siam di stare al tuo piacere, Satisfacendo a nostra intenzione, Che in verità ci par giusto dovere, Che_^ci dia questa consolazione, Disse Gualtier: voi m'avete convinto A farmi intrare in scuro laberinto.

Or oltra i' vo tor donna non per vendermi, Com' i' veggo che fa la gente ignota ; Così facendo io potrò difendermi , Che farmi servo di bestia per dota , A ciò che altri non abbia a riprendermi Purché fortuna in ben giri suo ruota In modo che essendo in stato giocondo Non mi sotterri vivo nel profondo.

Cosi pose silenzio a questa cosa. Avendo nella mente sua proposto Qual dovessi esser sua unica sposa , Poiché pur di legarsi era disposto; La qual era gentil , fresca , e graziosa , da Saluzzo molto era discosto In una villa; benché poverissima Fosse, naturalmente era bellissima.

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i-2

Più volte già Gualtier 1' avea veduta Cacciando appresso dove stava quella, Che sommamente a lui era piaciuta, Bench' ella fosse in povera gonnella. In nella mente se 1' avea tenuta , Perchè guardava alcuna pecorella ; Non gli parendo affabile al suo stato Però teneva tal amor celato.

Senza lascivia alcuna, inganno, o frodo. Si che nessun non la pigli altrimenti. Or sendo per rinchiudersi nel nodo , Per fuggir de' rimproveri i tormenti Di tor costei dispose, e messe in sodo. Non estimando dota parenti , E pel padre di lei mandò in effetto Il qual venuto , Gualtier gli ebbe detto

In sostanza V effetto brevemente Se gli volea per donna dar la figlia; Giannucolo suo padre gliel consente Piacevolmente , e con allegre ciglia. Disse Gualtier, non ne parlar niente Di ciò a nessun di tua o mia famiglia : Poi la impalmarne e dettersi la fede ; Giannucol n' ha tal voglia , che noi crede.

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E partito che fu di poi Gualtieri Mandò per tutti i suoi bénivolenti , Gentilotti , signori e cavalieri. Un giorno essendo tutti a lui presenti Propose lor eh' avea fermo il pensieri Del prender donna per fargli contenti , Con questo che in sostanza gli attenessino Quel che di fermo tutti gli promessino ;

Cioè: qualunque e' togliesse per donna Da ciascun fossi per donna stimata E riverita si come madonna, Da tutti, e cosi fossi reputata; E lui di loro il perno e la colonna Promettendo , cosi 1' avea trovata , E se cotesto ciaschedun rettifica , Ordinava di far festa magnifica.

Cosi da lutti promesso e giurato Gli fu , e da Gualtier preson licenzia , E fu il magno palazzo preparato Con gran trionfo e gran raagnificenzia , E per tutta la terra in ciascun lato Ognun facea secondo sua potenzia Per onorar la sposa e i forestieri , Che le nozze estimava di Gualtieri.

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E Gualtieri alle nozze invitare Parenti , amici , e molti circostanti , E molte ricche vesti tagliare A prova d' una e' ha tutti i sembianti Di Griselda, e per lei volendo andare Ordinò giocolar! , suoni , e canti , Non come andar per figlia d' un bifolco, Ma come fosse regina di Coleo.

E la mattina eh' era diputata , Che si doveva per la sposa andare, Non che sapessen dove la brigata , Quei che dovean Gualtieri accompagnare Con una ricca, e magna cavalcata Al palazzo il Signor girno a trovare Circa r ora di terza ; e quello in punto Si fu a cavai come ciascun fu giunto.

Avendo ben provvisto ad ogni cosa, Che fa bisogno da poter vestilla Qual si richiede ad una degna sposa, E cavalcando giunsono alla villa Dove stava Griselda, quella rosa; Chi suona e canta, e chi trombette squilla, Gionti alla casa in cima d' un poggetto Gualtier vide Griselda con 1' orcetto

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Pien d' acqua in testa , che tornava in fretta Dalla fontana per gire a vedere Con altre donne quella villetta Venir la sposa con sommo piacere , Non credendo esser lei la poveretta. Sendo disceso da cavai Gualtiere Chiamò Griselda: ov' è tuo padre? disse; In quello giunse, e innanzi al sìr si misse.

Gualtieri il prese allora per la mano , E da parte il menò dopo il saluto Dalla sua compagnia poco lontano ; E disse sappi eh' i' sono or venuto Per isposar Griselda: ma di piano Vo' intender prima, e par che sia dovuto, S' ella è contenta cedere a mie voglie , altramente la torrei per moglie.

E chiamata Griselda alla presenza Del padre disse a lei cosi Gualtieri : lo veggo chiaro e ho ferma credenza Che tu non abbi indizio o alcun pensieri Di mia venuta; e senza tua licenza Imperfetto sarebbe tal mestieri : Tuo padre per isposa mi ti dona , Se' tu contenta? dillo, o figlia buona.

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Griselda timidetta e vergognosa Divenne qual per Febo 1' orizzonte, E disse: al padre mio nessuna cosa Posso disdire: e chinava la fronte Se così piace a lui , tua indegna sposa Sarò, e lasserò l'armento e '1 monte E '1 proprio genitore, e modo e spoglia Perchè satisfar possa alla tua voglia.

Disse Gualtieri : in prima eh' io ti leghi, Griselda intendi , e' ti convien disporre Che ad ogni mio voler tua voglia pieghi, E in cosa alcuna mai non mi t' opporre , E s' ei convien , che mai cosa mi nieghi Fa stima di potert' ire a riporre ; Se ti conturbi (3) d' alcun mio volere Avrai avuto il ben che debbi avere.

Se tu stimassi di fare altrimenti Pensavi bene in prima che risponda. Griselda co' suoi gesti riverenti Disse: Signore, assai lieta e gioconda Sarà mia vita pur eh' io ti contenti , mai sarò d' obbedienza monda (i) In qualunque tua voglia è mia credenza Obbedir sempre; e fanne esperienza.

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Gualtieri allor la prese per la mano , Presente a tutta la sua baronia Menolla, e disse: non vi parrà strano Quel eh' io farò; ciascun attento stia. E '1 vestimento zotico , e villano Trasse d' adesso a Griselda giulia , E nuda e scalza rimase presente Di tutti quelli , umile e paziente

Per osservare quel che avca promesso Al suo signor nel primo esperimento, E cosi immediate avendo appresso Gualtier da rivestirla, non fu lento, Ed una ricca gonna le fu messo Tessuta d'oro, di seta e d'argento, E calzamenti singolari e begli; E poi di sopra a' suoi biondi capegli

Fu posto una corona di fin oro Di perle ornata, e gemme preziose, Secondo 1' uso di quel tenitoro, Che coronate ne mandan le spose. Griselda essendo in mezzo di coloro Stava sospesa in dubbio se tal cose Erano in sogno , e da vergogna oppressa Non le parea riconoscer so stessa.

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Ciascun d' ammirazione era stupito , Griselda poiché fu di tutt' ornata ; Gualtier tutto gioioso, lieto, e ardito In cotal forma parlò alla brigata: Ecco eh' i' ho contento 1' appetito ; Quest' è colei e' ha essere sposata Per me, sendo del par le nostre voglie; Poi disse a lei : vuoi tu esser mìa moglie ?

Griselda vergognosa, e riverente Rispose: Misser si, caro marito. Gualtier chiamò Giannucolo al presente Perch' e' tenessi alla sua figlia il dito, Poi la sposò, e sopra un bel corrente La fece porre, e lui fu risalito Presto in arcione , se 1' autor non erra , E ritornò con la sposa alla terra.

Della qual se ne singoiar festa Qual fussi figlia d' un Imperatore, E lei benigna, graziosa, e onesta Come savia gentil d'alma, e di core. Non come stata in pastura o in foresta , Anzi nutrita in delizie maggiore; già pareva Mida avara o pittima, Ma proprio di Nathan figlia legittima.

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In modo che da tutti i terrazzani Uomini, e donne, grandi, o piccolini Generalmente, gentili o villani, E circonstanti lontani e vicini , Amata era da tutti, e dagli strani. 0 grazie date da spirti divini ! E molti già che Gualtier biasimavano Quando la tolse, poi ne '1 commendavano

Per savio, avendo cosi conosciute In quei poveri panni rusticani Di Griselda 1' eccelse sue virtutc Con tutti i sentimenti e gesti umani ; Si che in laude di lei non eran mute Le lingue, e non sol de' prossimani : molto tempo con Gualtier fu stata Griselda bella, che fu ingravidata.

E partorì al tempo una fanciulla. Che nel volto parea un angioletto, Gualtier più lieto fu che mai di nulla, E ancora tutto il popolo in effetto. Ma pochi giorni, che fu stata in culla, Gualtier nella mente un suo concetto Per veder di Griselda esperienza Quanto stabile fosse in pazienza.

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Cosi essendo alcun giorni passali , Fingendo, se gli mostra assai dolente, Dicendo : io sento e veggo conturbati Tutti i sudditi miei ed ogni gente. Poi che tu partoristi e" son mutati D' opinione , il veggo chiaramente , E sento mormorar, che ciascun duolsi Di me, che di vii nazion ti tolsi.,

Griselda inteso eh' ebbe il suo tenore, Si strinse nelle spalle, e poi rispose: ,Caro marito mio, degno signore, Io son parata a tutte quelle cose, Che tu dispon di me; dov'è il tuo amore In quelle sia; e non mi fien noiose. Ben mi conosco piìi eh' altra vilissima Posta da te in tal grado indegnissima.

Gualtier di tal risposta nel suo core Fu molto lieto , benché noi dimostri. Da indi a pochi giorni piti dolore Finge d'aver, perchè costei pur giostri Con aspre insidie , e dice : il mio errore Dimostro m' è or da sudditi nostri , Poiché questa mia figlia di te nacque Di tua progenie, credi, a nessun piacque.

9A

E partissi da lei con turbo ciglio; Per provarla con più crudeli sproni , Mandolle ammaestrato un suo famiglio, Qua! giunto, disse: i' prego mi perdoni, Madonna, il Signor dice che di piglio Dia alla figlia: altro ragioni; E eh' io dovessi... e non finì di dire Più là, se non che roi farla morire.

Griselda inteso il servo , presto pose La figlia in braccio a quello , e lieta disse : Fa quanto il tuo e '1 mio Signor t' impose. Prima baciolla , e poi la benedisse; E pur teneramente a quello espose. Potendo , d' una grazia la servisse , Che non la lasci agli uccelli o alle fiere , Se già non gliel comanda il suo messere.

Partito il servo; e quella paziente Nel cor si duole, e in volto non si muta, Se non che a Dio diceva con la mente : Tu me la desti, e io te l'ho renduta. Gualtier, dal servo inteso il convenente, A Bologna il mandò senza saputa Con essa ad un parente suo ristretto , Che la nutrichi secreta e in effetto.

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E custodiscbi , quella avendo vita , In massime virtù con gentilezza. Da poi appresso Griselda gradita Fu gravida, e portò ben tal grossezza: E finalmente e' 1' ebbe partorita La creirtura di. somma bellezza. Cioè un figliuol maschio, che narciso Non fu si bel quanto costui nel viso.

Del qual ebbe Gualtier somma allegrezza: Ma non contento alle passate doglie, Pensò di punger con maggior asprezza Che prima aveva, la povera Moglie. E com' ella dal parto si divezza Quel figlio come la figlia le toglie, altrimenti, e per quel proprio messo Mandò a Bologna , ove i' dissi addesso. (5)

Visto Gualtier eh' al primo ed al secondo Figlio, Griselda non si perturbava, Deliberò voler toccar il fondo , E nel secreto si meravigliava , Reputando che altra donna al mondo Simil non fusse, e in ciò ch'ella provava, Benigna, savia, onesta, e obbediente, Pia , cortese , grata , e paziente.

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Per pungerla di nuovo , e darle a intendere , Che ogni cosa avea fatto a buon fine , Per potersi da' sudditi difendere, Che ognor sentiva seminar di spine, Poich' ella parturi , che gran contendere Era in fra lor, che di vii contadine Succedesse nel stato a lui post morte , volean per Signor villano in Corte.

Griselda tutta benigna, e graziosa, Sempre d' un modo lieta , e riverente L'ascoltò, e rispose timorosa: Pensa di satisfar alla tua mente, E di me non pensar, che niuna cosa Cara mi sia pel futuro o presente , Se non quel eh' io presumo, che a te piaccia, altra la mia mente brama, o traccia.

Gualtier si meraviglia ognor più forte Della prudenza che trova in costei ; Ma per tutta la terra ed anche in Corte Era biasmato de' suoi modi rei. Credendo ognun che dato avesse morte Ai duo figli che nati eran di lei , E molte gentildonne eran venute Pili volte a visitarla , e condolute

S' cran con lei di tanta crudeifade Ch' aveva usata ne' figli il signore. Griselda sempre con benignitade, A tutte rispondeva d' un tenore : S'egli è piacciuto a lui, non accade A me , debbo farne alcun rumore : E mi fece il protesto innanzi , ed io Bramo di satisfare al suo desio.

Si che ogni cosa eh' e' fa è ben fatta , E ciò che piace a lui mi dee piacere , E facendo altrimenti io sarei matta : La donna debbe quel che 1' uom volere. E con simil parole ognora adatta Le sue risposte , ed onora Gualtiere Si come savia: e più volte ho udito, Donna obbediente è corona al marito.

Ma non si trovan più queste corone , Oggi non se ne vede a uomo in testa ; Anzi par che gli tenghino in prigione (6Ì Ciascuna il suo marito molesta, E in ogni cosa se gli contrappone : fu, fia Griselda se non questa; E questa per ciascun che la conobbe Fu riputata al mondo un nuovo Giobbe.

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E per tutta la terra, e pel suo regno Amata era da tutte le persone , Per sua benignità, virtude, e ingegno, E tutti avean di lei compassione, Reputando Gualtier crudele e indegno , Di tanto ben eh' avea centra ragione , Il qual come pensato avea , piìi tempo Lasciò passar, poi la riponse (7) a tempo.

Volendo fardi lei 1' ultima prova, Sendo passati circa a tredici anni , Cominciò a dir con ognuno che trova , C ha disposto di uscir di questi affanni , E vuol trattar di prender donna nuova, E Griselda si torni ne' suoi panni. Poiché conosce il giovanile errore. Che fé' di tor tal donna per amoro.

Della qual cosa da giovani, e vecchi N' era molto ripreso e biasimato , E non pure una volta, ma parecchi Avea di questo in piii luoghi parlato; Tanto che venne a Griselda agli orecchi Come Gualtieri avea deliberato Con la dispensa sciorre il parentado , Per aver donna d' alto pregio e grado.

Griselda , benché assai duro le pare , Pur paziente 1' animo dispose , Poiché fortuna ancor la vuol provare , Sopportar questa come 1' altre cose, E di doversi al padre ritornare; Ma sopra tutte le doglie angosciose Gli era , che non potea trovar riposo , Oh' un' altra egual di lei ami il suo sposo.

Non le dolca lassar pompe e ricchezze , gemme ancora o 1' onorate veste , le dolca di sue delicatezze Tornarsi alle pasture o alle foreste , le doleva il viver in asprezze, altre cose al cor le eran moleste , Quanto che un' altra il suo caro signore Godesse, al qual portava tanto amore.

Ma pure occultamente nel suo petto Se lo teneva, bench' ognor vi pensa, Sempre gioiosa, e con benigno aspetto E lieta in sala, in zambra, a letto e a mensa. Gualtier un giorno tìnse eh' un valetto Da Roma torni, e porti la dispensa, E smontato al palazzo quel corrieri Die il privilegio bollato a Gualtieri ,

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Il qual fatto vedere a più persone Griselda alla dispensa chiamare , E disse: o donna per concessione Dal Papa avuta, i' ti posso lassare, E tome un' altra a mia consolazione , Si che a tua posta te ne puoi andare. Griselda alquanto pallida divenne, senz' affanno le lagrime tenne.

Gualtier suggiunse : i miei sudditi celano A te, di poi a me lor alma accusano; Chi qua, chi là, discosto abbaia, o belano, Perchè a casa mia tai cose s' usano. Con simil gesti il capo ognor mi pelano, E in tal maniera te forte ricusano , In modo eh' io mi sento nel cor frangere ; Orsìi, or vanne, e più noli me tangere.

Con quella propria dota che mi desti , E presente costor ti do licenza. Griselda allor con suoi benigni gesti, Disse: Signor, la mia poca prudenza Conobbe sempre poi che tu m' avesti , Ch' io non mi conveniva a tua eccellenza ; Quel bene e queir onore eh' io ho avuto , Come prestato 1' ho sempre tenuto

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Da Dio, e poi da te; or se tu '1 vuoi Se cosi piace a te mi dee piacere Per compiacerti, ed a' sudditi tuoi, altro debbo far eh' il tuo volere. Ecco il tuo anel. Signor; prendilo poi Che così vuoi, che n'hai giusto potere; Tu di, che quella dota eh' io ti detti Quella ne porti , più altro aspetti.

Io son parata al tuo volere, e presto. Se mi ricordo ben m' aveste nuda , E se '1 ti pare, o mio signore, onesto, Ch' io ne vada cosi , la cosa è cruda. Pensavi bene , e poi giudica questo : Io son pur stata tua speranza e druda; {S\ Vuoi tu però che sia nudo veduto Quel corpo, dal qual hai due figli avuto?

Tu sai che son di tua generitade; Pur s' a te piace, i' me n'andrò di corto, Ma in premio della mia virginitade Qual t' arrecai , e or non ne la porto , Ti dimando per Dio in caritade Una sola camicia, intendi scorto, Per sopra dota;.... e con graziosa faccia Pregando!, facea croce delle braccia.

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poteva Gualtier quasi tenere Per tenerezza le lagrime drente, E pur turbato voleva parere , E disse: la camicia i' ti consento. Ciascun che v'era diceva: Messere Di donarle una vesta sia contento; Vuoi tu però che la tua propria donna T'esca di casa scalza, e senza gonna'.'

Ma furon sparsi al vento i prieghi ognora Si che in camicia e scalza al parer mio, E senza nulla in testa sendo allora , Partissi, avendo detto a tutti addio. Al suo povero ovil senza dimora Tornossi , e al padre con pronto desio , Ad attender a quel che in pria avea cura Con le sue pecorelle alla pastura.

Giannucol sempre con questo pensiero S' era vissuto soletto quegli anni , Non gli parendo poter esser vero Che la tenessi, e serbavale i panni; I quai si mise , e riprese il mestiero , Che far soleva , paziente ai danni Di tanti beni eh' ella avea perduti , Dicendo : il Signor mio gli ha rivoluti.

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E con questo dava pace e pago , E Gualtier finse nuovo parentado Fatto da poi col conte da Panago, Qua! era un gentil sangue e d' alto grado ; E di far belle nozze essendo vago Per Griselda mandò nel contado , La quale immediate fu venuta : Disse Gualtier: hai tui la nuova avuta?

Si che per onorar la nuovA sposa , Tu sai che in casa mia donne non sono : Tu che sai '1 modo, e dov'è ogni cosa, Che tu pari e provvedi sarà buono. Senz' alcun' intervallo o prender posa Invita quelle donne, che ci sono Piii convenienti a ciò; ed ogni donna Ricevi , qual tu fossi la madonna.

Fatte le nozze a casa puoi tornare; Or sii veloce e presta come uccello. Griselda cominciò ad ordinare, Benché nel core un pungente coltello Le fosse di Gualtier il suo parlare, Che pur ferventemente amava quello , E messe in punto, e fece tutte qnante Le cose, come fosse una vii fante;

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E cosi fatte le donne invitare , Ed alle nozze 1' ebbe ricevute. Gualtier che i figli avea fatti allevare In gran delizie , ornati di virtute Dal conte da Panago, mostrare Com' in Bologna per lettere avute , Che quella figlia si bella e pregiata Al Marchese Gualtier sia maritata.

E con ornata e degna compagnia A Saluzzo menò lei e il fratello, Dove con gran trionfo e leggiadria Fu ricevuto chiunque era con elio. Quando la sposa in sala comparia Griselda incontro andò con modo bello, Con lieta faccia , e con sua trista gonna : Ben sia venuta, disse, la madonna.

E con grate parole indi partisse Sollecita ad alcuna sua faccenda, Di poi par che ciascuno a mensa gisse: Poi quando a ragionar par che s' attenda , Gualtier chiamò Griselda, e si le disse: Che te ne pare? Ella molto commenda 11 degno cambio , e dice : buon per quella S' ella fia savia, quanto è onesta e bella.

Ma per amor di lei vi vo' pregare, Signor, che non le diate tai punture Qual desti all'altra, perchè sopportare >'on credo le potesse tanto dure. Gualtier rinteneri quel suo parlare , Gustando le parole savie e pure , E la costanzia siia gli par sapere , E fella a lato a porre a sedere.

Dicendo : ormai è tempo che il buon frutto Della tua lunga pazienza gusti, Griselda mia io t' ho provata in tutto , E come io desiava sempre fusti ; Or son contento e disposto al postutto Rimunerarti degli affanni ingiusti, E renderti in un punto senza inganni Lo stato, i figli, il marito, e i tuoi panni.

Questi sono i tuoi figli ch'io ti tolsi, Or le li rendo, e me con esso loro, Se tolto mi t' avevo ancora i' volsi Provare in tutto il tuo almo decoro; Or ti vo' rilegar , se pria ti sciolsi , Alla presenzia di tutti costoro ; Che certo piii eh' altr' uom posso vantarmi Di savia donna avere, e contentarmi.

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E detto questo, le rimisse in dito Quel proprio anel ch'ella gli !<vea renriuto, Lacrimava ciascun ch'era al convito Per tenerezza di quel e' han saputo. Le donne tolsen Griselda al marito, E rivestirla com'era dovuto , La qual i tìgli suoi' con tenerezza Abbraccia, e bacia, e piange d'allegrezza.

E baciavasi ognun per la letizia , (Cosi vi fosse stato chi direi) Svi vi si dette alcun bacio a malizia Questo noi so, e non lo giurerei. Fatto il convito restò l'amicizia, E '1 parentado , lieto ognun per lei , Reputandola savia, anzi saviissima , Pili ch'altra donna , e d'ogni ben degnissima.

Griselda, per esemplo ogni altra miriti, Benché ciascuna all' opposito varia. Che la tua umiltà si in alto tiriti , E ben merlasti il cielo, nonché l'aria; Per te si vede, che di degni spiriti Tra poveri ne nasce , e per contraria Sorte tra le delizie i Donni a zufoli , Da guardar capre e buoi , e porci, e bufoli

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Cosi per dare alla nobile istoria Fin di Griselda umile, savia, e onesta, Pudiche donne , tenete a memoria La gran costanzia ed nmiltk di questa, La qual v' è stata corona di gloria Per la fama immortai che a voi ne resta; Però chi ha donna savia , e continente La tenga cara, e siane conoscente.

Or questo basti , e qui l' istoria termini , nessun voglia sua donna percotere Con tali esperimenti, perchè a termini Non istarebbe, e farebbesi scuotere Da tali il pelliccion , che meglio il termini Forse le trovarebber nel riscuotere, E a tutti non seguiranno i pensieri Come che fenno al marchese Gualtieri.

DAPIS ALIGHERII CANTILENA

Voglioso e vago a novellar d'amore, Ragion mi move , e però dire intendo , (Per quanto ch'io comprendo Nell'intelletto mio) di sua possanza E di sua grazia e del forte vigore Del chiaro fuoco ond' io la mente accendo , Desiando e seguendo , A mio poter, la traccia di speranza. E come cresce il foco , e quanto avanza La gloria nostra, che ne par si tarda, Quando pur che '1 cuor arda ; Per li dolci sospir, correndo al quando, Perseveranza è contenta amando.

36

Gira una spera (9), nel terzo volume (10) De' beni eterni del superno mondo , Qual un piacer giocondo Nel cospetto di Dio da presenta. Volgesi intorno e discende suo lume A nostra essenza in questo cieco fondo, A suo voler profondo

0 quanto in voi ragion prenda e consenta. Di ciò convien eh' ogni creato senta E più e men , com'io di sopra scrivo. Questo piacer si vivo Ha cotal forza, con quel per cui s'ama. Recalo Ovidio in forma , ed amor chiama.

Questo amor di cui parlo , questo bene , Muover vid'io e scender dal suo cielo Armato e senza velo. Con uno strale in man con punta d' oro. Viderai solo, e come alcun convene Pensoso alquanto star per alcun zelo , Con un singular gelo Come uom eh' è fuor d' amoroso lavoro. Atto era il tempo , ed io , come coloro Che pochi giorni han corso di lor vita , Non mai avea sentita Percossa come questa , che ritrare Dal gel mi fece e condusse ad amare.

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Con questo strale ed al ferire isnello , Come li piacque Amor m' aperse il petto; E dentro all'intelletto, Per mezzo il cuor quella saetta pinse , La qual li accese un lume chiaro e bello , Si eh' io sentii di furor venir diletto Tal , che volse '1 concetto Al disiato ben che poi mi vinse: Et una donna vidi (e mi respinse Amor con la sua man dentro dall'anima) Bella tanto e magnanima , Che nulla piìi , per quel ch'io dal ver sento; Questa mi uccise e poi mi contento.

Così sorpreso e cosi innamorato , Piii lune corse de' vaghi sospiri Al fin de' miei martiri, Chiamando per aiuto Amore e Dio E Caterina ed Antonio beato, Nel qual convien eh' io più divoto miri (11), Però oh' a' miei dìsiri Son stati buoni ad ogni priego mio. Per man di quel signor che mi ferio, Fili nel giorno santo d'Ognissanti Condotto ai lochi santi , Dove mia donna ed io ne compiacemmo Si , che di dui voler un voler femmo.

38

Canzon , come tu sei , vatten parlando D'amore e di sua forza e di sua grazia; E s'io non t'ho ben sazia, Scusami tu ch'ai don manca la chiave: Poi ringrazia colui che tanto m'have Contento, come io scrivo, e poi va via; E per qualunche via

Trovi uom sorpreso del piacer d'amore, Diraili che l' ardore

Ch' ei sente , è pace , e poi eh' al fin si viene. Mai non provossi un perfetto bene (12).

IVO TE

(1) Cioè nel Supplemento delle Croniche di Filippo da Bergamo. Vedi Manni , illustrai, del Decam. pag. 603.

(3) Altr. ed. Se mi conturbi.

(4) Altr. ed. d' obbedienza immonda.

(5) Altr. ed. MandoUo come e dove dissi adesso.

(6) Altr. ed. le tenghino a pigione.

(7) Altr. ed. la riprese.

(8) Altr. ed. Io son pur suta tua non belza, e druda.

(9) Venere. (10) Terzo cielo.

(H) Di qui può argomentarsi che questa Canzone, attribuita a Dante, sia di tale che avesse nome Antonio. Se fosse meno eulta di hngua e di stile, potrebbe cre- dersi di Antonio Beccari da Ferrara.

(12) Il ras. legge : Mai non si provò un perfetto bene.

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Commento di Ser Agresto da Ficaruolo

sopra la prima ficaia del Padre Siceo. Edi- zione di soli 202 esemplari per ordine nu- merati: di Pag. 216 Fr. 5.

Dodici Conti Morali d'Anonimo Senese , testo inedito del Secolo XIII. Edizione di 202 esemplari: di Pag. XVI.— 152 Fr. 4.

La Lusignacca, Novella inedita scritta nel buon secolo della lingua italiana. Edizione di soli -42 esemplari numerati: di Pag. 32 Fr. 2 (esaurito).

Dottrina dello Schiavo di Bari, secondo la lezione di tre antichi Testi a penna. Edi- zione di soli 52 esemplari : di Pag. 24 Fr. 4. 50 (esaurito).

Il Passio 0 Vangelo di Nicodemo, volga- rizzato nel buon secolo della lingua, e non mai fin qui stampato. Edizione di soli 202 esemplari numerati: di Pag. Vili. 52 Fr. 2. 50.

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Il lamento della Beata Vergine Maria e le allegrezze , in lima secondo antichi codici manoscrilti. Ediz. di soli 102 esemplari nu- merati: di 'Pag. 24 Fr. 1. 50 (esaurito).

Il Libro della Vita Contemplativa , saggio di un volgarizzamento del sec. XIV. messo per la prima volta in luce. Ediz. di soli 202 esemplari numerati: di Pag. 30.

Brieve meditazione dei Benefìcii di Dio,

per Agnolo Torini da Firenze, testo inedito del buon secolo della lingua. Ediz. di soli 202 esemplari per oidine numerati : di Pag. 56 Fr. 2. La Vita di Romolo, volgarizzata da M.""" Donato da Pra(,ovecchio, col testo latino a fronte. Ediz. di soli 202 esemplari per ordine numerati: di Pag. 56 Fr. -2.

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